Di notte con tuo figlio: recensione

Dalla presentazione del libro, a cura di Meredith Small:

Il timore di condividere il letto con un bambino è altresì alimentato dallo stile di vita comunemente accettato dalla cultura occidentale, secondo cui si “dovrebbe” lavorare tutto il giorno, stare con la famiglia soltanto la sera o nel fine settimana e dormire da soli (strano come agli adulti sia concesso di condividere il sonno, ma solo con altri adulti), profondamente e per tutta la notte. In Occidente il letto è anche sinonimo di sesso, per cui dormire con un bambino risulta sospetto.

Un’affermazione che fa riflettere e a tratti suona come una provocazione, un ragionamento sul quale spesso mi ritrovo a parlare nel confronto quotidiano con altre mamme online e non. Si rischia sempre di creare fazioni, e sinceramente non è quello che ho intenzione di fare scrivendo la recensione e le mie impressioni sul libro “Di notte con tuo figlio” di James J. McKenna. Ci si ritrova a difendere coi denti le proprie scelte, quando penso basterebbe confrontarsi e arricchirsi delle opinioni e delle esperienze altrui. Cerchiamo di non categorizzare, estremizzare, demonizzare posizioni e vissuti diversi dai nostri. Sul tema del sonno condiviso la scintilla si accende subito (un po’ come accade per allattamento e svezzamento) e il confronto parte subito con toni accesi (cosa che spero non accada con questo post).
Riguardo alla frase della Small qui sopra, un punto in particolare mi fa sorridere ed è anche la risposta che più frequentemente do’ quando mi chiedono: “Perché dormi ANCORA con la tua bimba?”, e il mio pensiero va a quanto sia bello nella fase di addormentamento avere al mio fianco la persona che amo (e non perché io a mia volta sia stata “abituata” così, ma per semplice e puro bisogno di compagnia della persona amata).

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Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

Parlavo di cosleeping (termine inglese usato per intendere il sonno condiviso) in questo articolo e nei commenti le perplessità erano tante, soprattutto per quanto concerne la sicurezza di tale pratica.
Il libro spiega davvero nel dettaglio i pro, ma anche i contro. Perché dormire con il proprio figlio è sicuro se viene fatto prendendo certi accorgimenti ed analizzando a fondo le vite dei caregivers.

Fin da primo capitolo ho chiaro il pensiero di fondo del libro, che non è convincermi che il sonno condiviso è la soluzione migliore o l’unica possibile, ma una delle soluzioni che si possono prendere in considerazioni e sulla quale è bene informarsi in maniera olistica, prendendo in considerazione la moltitudine di aspetti e sfaccettature di cui è formata.
Come sottolinea l’autore per sonno condiviso non si intende SOLO la condivisione del letto (inteso come stesso materasso, per chiarire) ma anche la condivisione della medesima stanza (room sharing) e non tutte le forme di condivisione sono sicure MA nemmeno tutte sono pericolose.

È un libro che non ha paura di parlare di SIDS (Sindrome della morte improvvisa del lattante), mettendoci davanti all’esistenza e all’incidenza di questa terribile condizione.

Nel capitolo 2 la riflessione si sposta sul cambiamento culturale derivato dall’uso di latte artificiale e biberon, in sostituzione dell’allattamento al seno e del contatto che ne deriva. Dal 1950 in poi era comune dare il biberon ai bimbi e metterli a dormire a pancia in giù in camerette separate e senza la supervisione uditiva e visiva dei genitori, a sostegno di una teoria (non sostenuta da evidenze evolutive) secondo la quale da questa pratica i bambini sarebbero diventati adulti sicuri e indipendenti senza problemi di sonno. Mc Kenna riflette sul fatto che questo per i piccoli pare non essere stata una gran conquista.

Nei capitoli 3 e 4 si analizza il sonno condiviso nel resto del mondo e nel mondo animale.

Capitolo 5: Il sonno condiviso fa bene al bambino. Spiccano termini come sicurezza emotiva, risposta immediata ai bisogni, contatto pelle a pelle. Nel contatto pelle a pelle il bambino regolarizza il respiro, utilizza l’energia in modo più efficiente, cresce più rapidamente e i fattori di stress sono ridotti.
Ma ci sono benefici anche per la mamma: aumento dei livelli di ossitocina che fa pensare ad un miglioramento delle contrazioni uterine e dell’eiezione lattea. Aggiungiamoci pure una riduzione dell’ansia e una maggior partecipazione all’accudimento del neonato.
Tratto dal libro:

Lo psicologo inglese Donald Winnicott si riferiva alla profonda dipendenza del neonato dagli altri per la propria sopravvivenza quando affermava: “Non esiste il bambino in sé, ma soltanto il bambino e qualcun altro”. Nel valutare i bisogni dei neonati o nel cercare di spiegare quello che essi sono o non sono in grado di fare, nulla ha senso se non in relazione con il corpo della madre.

Nel sesto e nel settimo capitolo viene sottolineata l’importanza del sonno condiviso per i bambini allattati al seno e per i bambini nutriti con il biberon, e non vengono prese le posizioni sulle scelte che una madre compie in merito all’allattamento ma vengono esposti i lati positivi del condividere la stessa stanza per essere maggiormente reattivi ai bisogni dei bambini a prescindere dal seno o dal biberon.

Nella condivisione del sonno fanno (finalmente :P) la loro parte anche i papà che, se lo desiderano, instaurano un intenso legame sociale con i figli che altrimenti verrebbe rimandato alla fine dell’allattamento.

Perché si dice che sia pericoloso? È il tema del 9° capitolo. Per chi ha dei dubbi tra le righe di questo capitolo troverà molti chiarimenti.

Nella seconda parte del libro viene di nuovo affrontato il tema della sicurezza. L’autore ci aiuta a capire come preparare l’ambiente ad accogliere un sonno condiviso senza alcun rischio. Le accortezze da prendere nell’arredo e nella disposizione del letto. Una parte è dedicata al “No al sonno condiviso se…”, le cose da fare e quelle da non fare.

Nella terza e ultima parte le domande frequenti (e ci sono davvero tutte!) e i consigli generali sul sonno condiviso.

Tra gli scopi del libro troviamo sicuramente quello di fornire le giuste informazioni (su sicurezza e luoghi deputati al sonno) secondo quanto dimostrato dalle ricerche scientifiche. Le ricerche scientifiche fanno compagnia lungo la lettura di tutte le pagine del libro, ogni affermazione è supportata oltre che dal buonsenso (che a volte non basta), dall’amore, dall’affetto e dal rispetto, anche da dati e studi che hanno fatto sì di poter affermare con certezza certi assunti.

A tale proposito William Sears afferma:

“Crescere un figlio è affare troppo importante per essere lasciato alle sole opinioni”

È un libro che consiglio non solo a chi è “in linea” con il pensiero di McKenna, ma anche e soprattutto a chi è dubbioso o semplicemente si pone degli interrogativi rispetto a questo gesto così tanto discusso e per tanti discutibile.

Francesca Calori 

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