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Coronavirus: noi genitori abbiamo fatto tutto il possibile?

Una volta tolti gli arcobaleni dalle finestre tutto sembrava risolto, invece ci troviamo a vivere una situazione dove si sta perdendo un concetto fondamentale: siamo tutti parte di un sistema i cui elementi dipendono profondamente gli uni dagli altri
coronavirus genitori e figli

Ed eccolo qui l’autunno, un autunno che mai come quest’anno non è dolce al pensiero delle foglie che cambiano colore, delle luci calde e soffuse, del giornate che si accorciano, dei primi pensieri sui regali di Natale.

Quest’anno l’autunno ci presenta un conto più salato che mai, che come tutte le considerazioni amare, non abbiamo troppa voglia di fare.

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Di Coronavirus ne abbiamo sentito parlare in un milione di modi, della rappresentazione dei medici prima a eroi, poi di nuovo ridotti a una categoria di lavoratori qualsiasi. Abbiamo sentito raccontare di scuola, di lavoro, di sanità e ognuno di fronte a tutto questo con le informazioni di cui dispone, si è fatto un’idea, che come molto spesso si evince sui social equivale alla ricerca del colpevole.

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Le colpe delle Regioni sono ovvie, in alcuni casi molto gravi, ma non vogliamo parlarne certo in questa sede, che non è la più adatta.
Di certo c’è però un altro aspetto della vicenda non passa inosservato: la colpa è sempre degli altri, sono sempre gli ‘altri’ con i loro comportamenti, con la loro irresponsabilità, con le loro mancanze, ad arrecare danno alla collettività.

Il punto che guardando solo al prossimo, si è dimenticato troppo spesso di pensare a se stessi. La fine del lockdown è stata forse male interpretata dai più, come se il problema fosse risolto e si potesse tornare alla vita di prima. Come se fosse stato solo un incubo, una tetra parentesi finalmente chiusa, come se avessimo il diritto di riappropriarci delle nostre abitudini, dei nostri rituali.
Come se non avessimo ascoltato né le indicazioni che invitavano a tornare alla vita con cautela, né il nostro buonsenso e ora forse è anche tardi per invertire la marcia.

Non ho mai sopportato le critiche facili di questi mesi, le prediche da social. Forse, anziché fare sermoni sarebbe stato più costruttivo porsi delle domande, in primis per noi genitori.

Arcobaleni, e poi?

Noi che abbiamo colorato arcobaleni con gessetti, contando i secondi per un ritorno alla normalità per i nostri bambini, quanto abbiamo saputo limitarci?

Le scuole hanno riaperto tra mille dubbi, tentennamenti e preoccupazioni, forse in questo momento avremmo dovuto viverlo come un primo e vitale traguardo, invece no, in molti sono tornati a vivere come se non fosse successo nulla. Nonostante le indicazioni alla prudenza siano giunte da più parti

Perché naturalmente i nostri figli hanno ‘diritto’ di fare tutto, anche quando in un momento del genere questo è molto più del necessario e aumenta non di poco i fattori di rischio.

Noi che ci siamo allarmati, che abbiamo ascoltato le storie di infermieri provati e che ci siamo commossi (forse non abbastanza), oggi dove siamo quando i nostri ragazzi vagano pomeriggi interi in gruppo per le città, spavaldi, senza distanza né protezioni, come se questa realtà non li riguardasse affatto.

Oltre a tuonare contro il governo, la sanità e il sistema, ci siamo mai domandati, noi genitori, che cosa stiamo trasmettendo di buono a queste generazioni?

Abbiamo ancora voglia di educare i nostri figli, quando educare, come dice qualcuno, significa ‘perdere la voce’, perdere le energie e spesso la pazienza?

Siamo in grado di farli crescere elaborando insieme a loro le frustrazioni, le soddisfazioni mancate, l’attesa?

Oppure stiamo crescendo sciattamente e distrattamente i ragazzi dando loro la pericolosissima illusione di aver ‘diritto’ di soddisfare ogni singolo desiderio, di essere sopra le regole, di non avere solo diritti e mai responsabilità?

Qualcuno gli racconta di essere parte di un sistema i cui elementi dipendono profondamente gli uni dagli altri?

Un sistema che può funzionare, e nemmeno è detto, a condizione che ognuno faccia la sua parte? Lo sanno, banalmente, che una leggerezza evitabile oggi può costare la vita al nonno, ad esempio? Davvero gliela stiamo raccontando nella sua gravità questa situazione?

Allora forse oggi, quei pronto soccorso zeppi di persone sono frutto degli errori di tutti, anche dei nostri, proprio noi, che mai come oggi siamo chiamati come genitori, a ritrovare il timone della barca, a dare un senso a questa situazione agli occhi dei nostri figli quantomeno, e per tutto quello che possiamo, ad invertire decisamente la rotta.

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Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.