Come scegliere i regali di Natale e far felici i bambini

Natale far felici i bambini

Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi, e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo”.
Charles E. Schaefer, psicologo

 Il conto alla rovescia è iniziato e iniziano ufficialmente i preparativi per le Feste: decorati gli alberi, si inizia a pensare al menù e naturalmente ai regali. Quando poi si ha l’enorme privilegio di avere dei bambini, ogni dettaglio è importante, pur di vederli sorridere. Per i più piccoli ogni scelta dipende dagli adulti, i più grandicelli invece, esprimono i loro desideri nella letterina a Babbo Natale.

La premessa fondamentale prima di iniziare a parlare di regali è una: per il bambino il gioco è qualcosa di incredibilmente serio, molto più di quello che possiamo immaginare.

Qual è il ruolo dell’adulto in tutto questo? Secondo Maria Montessori, neuropsichiatra e figura di rilievo nella pedagogia italiana e mondiale del Novecento giochiamo una parte molto importante: “Il ruolo dell’educazione consiste nell’interessare profondamente il bambino a un’attività esterna a cui possa dedicare tutte le sue capacità”. Ogni proposta che facciamo loro, in buona sostanza, dovrebbe essere ben ragionata e ponderata.

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L’importanza del gioco fin dal primo anno

A partire dai 12 mesi, il bambino gioca in modo del tutto spontaneo e continuo: maggiori sono gratificazione e appagamento che riceverà, più avvertirà il desiderio di riprovare l’esperienza, di approfondire, di apprendere in modo ancora più profondo. Il bambino sviluppa e affina progressivamente abilità motorie e cognitive che lo aiuteranno a imparare a distinguere il rapporto causa-effetto, a comprendere le caratteristiche degli oggetti che lo circondano, le loro peculiarità e il margine di “errore” nel maneggiarli.

L’ambiente infine, comunica al bambino come un maestro: quando gli oggetti che lo circondando sono scelti, predisposti e messi a sua disposizione in modo coerente, potrà ricavarne esperienze altamente gratificanti: i giochi con cui i piccoli trascorrono tante ore non sono “semplicemente” oggetti colorati, ma vere e proprie esperienze.

Per scegliere il  “regalo giusto”, osserviamo il bambino

Fare un giro in un negozio di giocattoli riporta anche gli adulti indietro negli anni: tornano alla mente gli amichetti di un tempo, la scuola, le ginocchia sbucciate e i cortili assolati.

Una buona dose di nostalgia insieme al fascino che inevitabilmente esercitano le tantissime, suggestive e sempre più sofisticate proposte in commercio, fanno sì che arriviamo alla cassa con il gioco che verosimilmente avremmo desiderato ricevere noi da bambini e magari non abbiamo avuto, ma che non è necessariamente (e giustamente) quello che incontra i gusti del bambino.

Per questo motivo, quando giochiamo insieme ai bambini o li osserviamo impegnati nelle loro attività, cerchiamo di capire realmente che cosa muove la loro curiosità  orientando poi le nostre scelte in tal senso.

natale bambini

 “Less is more”: quando la semplicità diventa un valore

 Less is more”, che letteralmente significa “meno è, meglio è” è un’espressione usata inizialmente dal poeta inglese Robert Browning, nel 1855, in un monologo intitolato “Andrea del Sarto (“Well, less is more, Lucrezia“) e diventata famosa grazie all’architetto tedesco Ludwid Mies van der Rohe.

Questa locuzione sintetizza la poetica di questo grande protagonista dell’architettura che tramite un complesso lavoro di sottrazione, ha fatto del minimalismo la sua cifra stilistica, con l’ambizione della semplicità. Che cosa c’entra tutto questo preambolo con la scelta dei giochi?

C’entra moltissimo. A volte ci capita di imbatterci nella trappola di ritenere “migliore” necessariamente ciò che è più costoso o ciò che vanta le prestazioni più sofisticate. In altri casi scegliamo oggetti in cui prevale l’intento pedagogico a discapito dell’altrettanto importante componente ludica.

Quante volte abbiamo sentito i racconti stupiti di qualcuno che era convinto di aver fatto uno splendido regalo a un bambino, e ha visto non solo il regalo assolutamente ignorato, ma il bambino completamente rapito dalla magia della scatola con tutte le sue funzioni?

Come può quello che riteniamo un banale  in trasformarsi oggetto di meraviglia, studio e di interesse a discapito di un sofisticato oggetto colorato, magari completo di musica e luci?

Se giudichiamo secondo i nostri parametri ci sembra impossibile, ma lo sguardo e le mani di un bambino si posano su ben altro.

Oggetti versatili, che si trasformano al tocco delle loro mani, che si aprono, si chiudono, si trascinano, nel caso della scatola, oggetti in cui poter entrare e nascondersi. In sintesi, oggetti semplici, che però hanno l’enorme potere di stimolare la fantasia.

Una semplice scatola mette in gioco le capacità “attive” del bambino, lo sfida a scoprirne tutti gli utilizzi ed è tutto tranne che un oggetto che vede il bambino “passivo” e spettatore.

S è vero che il gioco è veicolo per scoprire il mondo e mettersi alla prova, è necessario quindi che presenti le caratteristiche che permettono al bambino di scoprire e sperimentare il suo potenziale: non è un caso che esistono giochi che resistono al banco di prova di generazioni di bambini, alle mode e al tempo, senza mai essere considerati “superati”. Se nonostante tutto vengono ancora apprezzati un motivo forse c’è: sanno davvero “parlare” al cuore del bambino, incuriosire i suoi occhi e far muovere le sue mani.

Questo non significa essere refrattari alle mode, o scartare nuove proposte per partito preso, ben vengano le novità insieme a tutto ciò che racconta il mondo dei nostri giorni coniugando passato e presente. L’importante è che si tenga sempre ben presente che passano gli anni ma l’obiettivo rimane lo stesso: rispondere alle esigenze “reali” del bambino.

Ogni gioco all’età giusta

Ultimo ma non di importanza, il fattore “età”  è un dettaglio tutto tranne che trascurabile: inutile regalare giochi pensati per una fascia di età più bassa e altrettanto inutile il contrario, proponendo giochi e attività pensati per i più grandi. In entrambi i casi, il risultato è spesso prevedibile: nel primo caso il bambino mette da parte dopo poco qualcosa che suona come “già visto”, dall’altro, dopo una curiosità iniziale è facile che prevalga lo scoraggiamento e l’oggetto venga messo da parte in attesa di essere “riscoperto” e apprezzato per davvero a tempo debito.

A ogni età, i suoi giochi, in poche parole, l’importante è che sappiano entusiasmare e rendere il bambino realmente partecipe.

Se abituati fin da piccoli a considerare se stessi come protagonisti attivi, i bambini faranno propria un’attitudine verso il mondo che nessun gioco potrà mai dare e che costituirà una risorsa per la vita.



Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

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