Come comportarsi con un bambino che soffre di enuresi notturna

L’enuresi notturna è un disturbo che consiste nell’emissione involontaria di urina mentre si dorme, generalmente in bambini di età superiore ai cinque-sei anni e in assenza di lesioni dell’apparato urinario. E’ un fenomeno abbastanza frequente, in quanto coinvolge circa il 10-15% dei bambini di sei anni di età e solitamente tende a risolversi spontaneamente. Ne esistono diverse forme e nei casi più difficili è possibile intervenire, oltre che con trattamenti farmacologici e comportamentali precisi e mirati, attraverso piccole accortezze e strategie che possono essere messe in atto dai genitori.

Dato che la componente emotiva, soprattutto nell’enuresi secondaria (link al precedente articolo), è la base del disturbo è opportuno focalizzare l’attenzione sulla regressione del bambino che ricomincia a fare pipì nel letto come quando era piccolo,  ma anche  sui comportamenti da tenere con i bambini che soffrono di questo problema.

Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. In regalo il manuale dello svezzamento di Madegus!
  
Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

15869183_s

Tra le cause più comuni, come già specificato nel precedente articolo, ci sono la nascita di un fratellino o sorellina, la separazione dei genitori e l’inizio della carriera scolastica. Ma ci sono altre cause come un trasloco, un ospedalizzazione prolungata e qualsiasi  evento che stravolga la vita del bambino, rendendolo insicuro e senza più punti fermi, influenzando il suo stile di vita all’interno della famiglia.

Come possiamo noi genitori aiutare un figlio che soffre di enuresi?

Il bambino ha bisogno di sentirsi sicuro e protetto, e nel momento in cui cambiamenti improvvisi vanno a minare il suo bisogno di sicurezza, di attenzione e di dipendenza, il bambino si destabilizza e cerca, a suo modo, di reagire a questa situazione.

La maggior parte dei bambini tende a imbarazzarsi per questo disturbo evitando così tutte quelle situazioni che possono metterlo in difficoltà, come la partecipazione alle gite scolastiche, ai pigiama party da amici e ai fine settimana a casa dei nonni. Questo isolamento, ovviamente non aiuta lo sviluppo del bambino e addirittura peggiora la qualità della sua vita relazionale.

E’ fondamentale inoltre tenere sempre presente che i genitori e tutti gli adulti che si prendono cura del bambino sono una risorsa molto importante e la loro risposta può avere una forte influenza sul sintomo, perché influiscono fortemente sul livello di autostima del bambino facendolo sentire più o meno adeguato.

Il bambino non va ridicolizzato e tanto meno colpevolizzato o punito, perché il problema potrebbe solo peggiorare. Avere quindi un atteggiamento comprensivo verso il bambino e il suo disagio può migliorare la situazione. Essere comprensivi però non vuol dire assecondarlo.

Dato che può capitare, che uno dei due genitori sia stato enuretico da bambino, può essere utile farlo sapere al figlio, in quanto la rassicurazione, il sapere che qualcuno capisce il suo stato d’animo e di disagio è molto confortante, soprattutto perché il bambino sa che da questa problematica si può guarire.

Svegliare il bambino durante la notte invece non serve a nulla, anzi può essere stressante per il bambino e causare irritazione e insofferenza, per questo è molto più indicato utilizzare mutandine assorbenti per evitare che si sporchi. Importante è anche osservare con più attenzione i comportamenti del bambino durante il giorno associati al controllo sfinterico ed eventualmente insegnare al bambino la rieducazione minzionale con il supporto del pediatra. In questo caso ogni volta che il bambino fa anche solo una piccola conquista gratificarlo può aumentare la sua autostima e portarlo verso la guarigione.

Fate in modo che il bambino non ingerisca acqua o altri liquidi in eccesso durante la sera e che prima di andare a letto abbia fatto pipì: questo può aiutare a non aumentare troppo il volume di urina della vescica.

L’enuresi infantile nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, ma se così non dovesse essere si possono prendere in considerazione diverse strade. Potrebbe rendersi necessaria la somministrazione da parte del pediatra di farmaci che permettano di abbassare la produzione di urina da parte del rene e quindi di ridurre il rischio di perdita involontaria di pipì. Oppure si potrebbe pensare a un intervento psicologico di tipo psico-educativo con l’obiettivo di ridurre quei comportamenti che possono aggravare sul benessere del bambino, cercando la causa scatenante del disturbo.

Dott.ssa Erika Silighini

Questo post è in collaborazione con Drynites.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!


Erika Silighini

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi e specializzata in Psicoterapia Sistemica Relazionale. Nel mio lavoro ho approfondito la conoscenza dei bambini, la loro spensieratezza, il loro modo di giocare e imparato anche a conoscere i genitori, con il loro dubbi e lo loro certezze.