Co-sleeping. Il mio punto di vista sul sonno condiviso.

Dici co-sleeping (o cosleeping) e il mondo mammesco si spacca in 2. Quelle che con naturalezza preparano il side-bed e creano lettoni a 3-4 piazze e quelle che con altrettanta naturalezza decidono che non fa per loro (o pensano non sia nelle loro corde) e tengono il bimbo nella sua navicella o lettino vicino al lettone (esattamente quello che ho fatto io all’inizio della mia avventura di mamma) o decidono che il bimbo debba dormire nella propria stanza fin dal rientro in ospedale.
Badate bene, non è nelle mie intenzione criticare, riporto semplicemente le mie personali riflessioni rispetto a quello che in questi ultimi 3 anni circa è stata la mia esperienza mixata a quello che mi è capitato di leggere nei vari gruppi/forum di mamme.

Io, che in alcune (rare) circostanze sono per “osservo e aggiusto il tiro strada facendo”, avevo deciso di tenere la navicella attaccata al lettone, ma senza tenere la bimba direttamente con noi.
Poi a riprova del detto “solo gli stupidi non cambiano idea”, settimana dopo settimana, ciucciata dopo ciucciata, stanchezza sopra stanchezza, erano molte di più le volte in cui Carola Sofia si prendeva il suo spazio nelle 2 piazze, che quelle in cui dormiva nella navicella. A 2 mesi le abbiamo montato il lettino e a quell’epoca dormiva circa 10-12 ore per notte filate (allattata al seno, eh…mica si mangiava la peperonata a cena! :P) e il suo lettino le piaceva, quindi abbiamo assecondato questa sua serenità lasciandola dormire lì, e rispondendo comunque in “tempo zero” ad ogni suo bisogno (di tetta soprattutto) visto che comunque il suo lettino era attaccato al nostro.

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La domanda più ricorrente da quando frequento gruppi di mamme è: “Ma come faccio ad abituarlo al suo lettino?”. Col cuore in mano vi posso dire che non possiamo insegnare ai nostri figli a dormire tutta la notte e da soli, soprattuto mettiamoci l’anima in pace perché i ritmi sonno/veglia dei bambini non sono i nostri ritmi e non possiamo calibrarli sulle nostre esigenze di adulti.
Alessandra Bortolotti nel suo “E se poi prende il vizio?” (libro che consiglio a tutte di leggere), nel capitolo dedicato al sonno dice:

“Di solito il sonno non viene considerato come uno dei tanti bisogni fisiologici del bambino; si ignora completamente che sia caratterizzato da ritmi del tutto diversi rispetto a quelli dei genitori e quindi si pensa di dover ricorrere a qualche metodo per far dormire il bambino come i grandi, vale a dire tutta la notte!”.

Il co-sleeping, o lo ami o lo odi, o hai la convinzione che è giusto così o pensi che sia il vizio più grande che puoi dare a un figlio e che a 18 anni dormirà ancora tra te e tuo marito.

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Il co-sleeping ovvero: “Dormiamo insieme perché è la soluzione migliore per tutti!” o “Cheee?!?!? Mio figlio nel lettone mai! E poi l’intimità di coppia dove va?”

Chi lo ama è perché lo pratica in armonia col proprio pensiero, con il proprio “stile”, perché lo trova la miglior soluzione al riposo di tutta la famiglia. Chi lo esclude dalla propria quotidianità perché non trova dei pregi in questa pratica, ma solo difficoltà (ed è un ragionamento che ci sta, ci può stare!).

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Io devo dire che a livello di sonno/riposo non ho avuto grosse difficoltà e a volte mi piace pensare anche di essere entrata perfettamente in armonia con mia figlia da questo punto di vista, averla sempre assecondata nel suo bisogno (incessante e instancabile) di poppare, di avere avuto al mio fianco un papà sereno, lucido e che ci sosteneva in tutto per tutto. :D.
Da 2 a 8 mesi la mia piccola tirava 10-12 ore per notte (dopo gli 8 mesi segue racconto). Per i suoi primi mesi di vita è stato tutto rodaggio, gli innumerevoli risvegli non mi/ci hanno mai scombussolato più di tanto (oddio se me lo chiedevate qualche anno fa magari non vi rispondevo così :D) poiché era tutto abbastanza “nell’ordine delle cose” e andava bene così (e i momenti di sconforto alimentati dall’affaticamento e dallo snervamento ci sono stati, eccome!). Sveglia, cambio pannolo e magari body e magari anche tutina e lenzuola 😛 , tetta, ari-cambio pannolo, magari un’altra ciucciatina per controllare se la mamma aveva ancora un goccino di latte e quel buon profumo che rassicura ogni bimbo e giù a ronfare di nuovo. E questo magari ad intervalli regolari di 30-35 minuti…quando andava bene. Sò che molte mamme tra voi stanno annuendo in questo momento, chi ci è passato sta sorridendo, chi ci deve arrivare…bhè non leggete! 😛

Quando ero agli ultimi mesi di gravidanza io e il mio compagno abbiamo iniziato a pensare all’ “assetto” della nostra camera da letto (vivevamo in un bilocale, quindi c’era poco da organizzare 🙂 ), ovviamente la Nana avrebbe dormito in camera con noi, la sua navicella attaccata al lettone così da poterla sempre sentire e vedere, così da essere comodi a prenderla al suo primo richiamo (leggi strillo di aquila!).

Co-sleeping2Nel side bed casalingo. Lettino senza sponda attaccato al lettone.

Co-sleeping3Come mi guadagno il mio spazio.

Tra le tante perplessità c’è la paura che i figli non diventino autonomi se dormono nel lettone….ecco, ma davvero vogliamo che i nostri figli a 3, 5, 9, 12 mesi siano autonomi? Ma poi, autonomi in cosa? Davvero pensiamo che a 12 mesi un bambino alle 20,30 saluti mamma e papà e si chiuda in cameretta per addormentarsi da solo (e magari senza arrecarci troppi disturbi, senza troppi capricci e senza sprogrammarci quanto pianificato per la nostra serata/nottata)?
Qualche mese fa la mia bimba una sera se ne esce con questa frase: “Stasera faccio nanna da sola mamma!”(probabilmente galvanizzata dall’esperienza dell’asilo)…ok, mi sono sentita morire, mi sono sentita inutile…esagero lo so’, io sono un caso a parte. Ma davvero, sono sincera, ho avuto la sensazione che non avesse bisogno di me per lasciarsi accompagnare nel mondo dei sogni ed è stata per me un’esperienza strana. La racconto anche se so che mi prenderete in giro per come ingigantisco questa cosa. 😛
Per fortuna è successo solo quella sera e il giorno dopo ero ancora nel lettino con lei, appiccicata come una cozza allo scoglio, scomoda ma felice! Felice per avere l’onore di accompagnarla ancora una volta nella sua/nostra notte di sogni e risvegli.

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Già…3 anni suonati e ancora un paio o più di risvegli a notte. Non sono e non voglio passare per la madre-sacrificio, non è che io tutte le notti alle 2, alle 4, alle 5 sia felice di interrompere il mio riposo e non saltello euforica da un letto all’altro, ma così è! E così ho imparato a vivere la notte con la mia bimba, sono lì, lì per rassicurarla, per dirle che è tutto ok, che può riaddormentarsi serena perché mamma e papà ci sono, sono lì per lei (e per dormire…tutti!!!!).
Per quella che è la mia esperienza siamo passati da momenti di co sleeping “easy”, a momenti di co sleeping “estremo”, a momenti di, chiamiamola “voglia di autonomia” da parte della piccola e da parte dei genitori.
Col trasloco Carola Sofia ha “guadagnato” uno spazio tutto suo, un letto futon da una piazza e mezza dove mamma e/o papà possono raggiungerla in qualunque momento della notte o dal quale può alzarsi in autonomia e raggiungere il lettone. Lettino3

Lettino2Letto-futon.

Ma restano comunque i risvegli e la nostra forte convinzione che l’unica cosa di cui lei ha bisogno è di essere rassicurata, di avere qualcuno vicino che l’aiuti a superare i suoi risvegli, magari i brutti sogni, magari i pensieri sulla giornata trascorsa e poi, diciamocelo chiaro…ma a chi non piace addormentarsi con la persona amata al proprio fianco??!! Siamo sinceri con noi stessi, a me piace allungare una mano e sentire che il mio compagno è lì con me e posso abbracciarlo o essere coccolata, penso proprio che anche a nostra figlia piaccia sapere che può avere sempre qualcuno vicino, un distributore di abbracci e baci e parole confortanti 24h/24h 7gg/7gg.

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Poi davvero mi rendo conto che ogni famiglia è a sé, che le mie convinzioni non possono essere le convinzioni di tutti, che ci sono famiglie per cui il co sleeping non è “efficace” e magari addirittura fonte di stress e a tutto quello che sto raccontando risponderanno con una sonora pernacchia! 😀 Ma va assolutamente bene così, io non sto facendo propaganda e non è mia intenzione quella di convincere nessuno, è la mia personale esperienza e le riflessione che ne derivano.

E in tutto questo…il papà? La vita di coppia? L’intimità? Parlo per me e parlo sinceramente, se parliamo proprio dell’atto in senso biblico (:D), vi posso assicurare che la notte è proprio l’ultimo dei miei pensieri 🙂 Poi…ci si organizza e ci si ingegna. Mantenere viva e allenata la fantasia fa bene alla coppia.

Spero di esserVi stata utile, che la mia esperienza possa aiutarvi in una riflessione sul vostro vissuto, su quello che avete fatto o che avreste voluto fare o che ancora dovete mettere in atto.
Rimango ferma sulla riflessione che ognuno debba fare quello che l’insieme delle sue emozioni ( vedi anche esperienze vissute) e delle giuste informazioni che ha raccolto gli suggeriscono di fare, in totale libertà e senza dar conto al giudizio di terzi.

Buona…notte a tutt*.

A presto.

Francesca Calori

Qualche riferimento che mi ha aiutata nelle mie riflessioni e confronti:

  • Articolo su “Il bambino naturale”, potete leggerlo qui.
  • Gruppo di confronto su FB: Co sleeping – il sonno condiviso
  • “E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti. Cap. 5 Fisiologia del sonno dei neonati e dei bambini
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