I bambini e il diritto alla lentezza

“Io, bambino, pretendo di sdraiarmi a terra guancia al pavimento, con i pensieri a ciondoloni, lasciando che le sinapsi si creino da sé, senza che un adulto mi incalzi, mi stimoli, mi parli in inglese, mi canti in francese, mi proponga di costruire un monolocale arredato con i tubi della carta igienica e i legnetti dei ghiaccioli.
Noia, ho bisogno di provare noia”.
Enrica Tesio

 Chi ha occasione di frequentare altre mamme, o di confrontarsi con altri genitori, sia di persona che in gruppi sul web, potrebbe avere notato una tendenza sempre più diffusa di questi tempi: la ricerca di attività “extra” con le quali riempire le giornate dei bambini di tutte le età.

Negli ultimi anni, c’è da dirlo, il panorama delle attività dedicate ai piccoli è diventato sempre più, vasto, completo, variegato e interessante. Fin dalla più tenera età, e parliamo anche di pochi mesi, le proposte spaziano da corsi di massaggio infantile, acquaticità neonatale, attività musicali di vario genere, pittura, psicomotricità, lingue straniere.

Le attività studiate per i piccoli hanno molteplici obiettivi tra cui uno sviluppo armonioso del coordinamento motorio, la percezione di sé e del proprio corpo nello spazio, la scoperta del movimento. L’affinamento delle proprie abilità avrebbe infine come obiettivo ultimo lo sviluppo dell’autostima, della sicurezza in se stessi e nell’acquisizione di nuove capacità da parte del bambino.

Una premessa su questo tema appare doverosa: è realmente apprezzabile che i genitori abbiano a cuore lo sviluppo il più armonioso possibile dei figli e che si preoccupino della “qualità” delle loro giornate, che i bambini abbiano la possibilità di partecipare a  svariate attività in contesti costruttivi dove trovino l’occasione di apprendere, socializzare e divertirsi. E si sa anche che il mestiere di genitore è tutto tranne che semplice, quindi, anche nella buonafede assoluta, “come la si fa, la si sbaglia”, come recita il detto.

stimoli bambino

Iperstimolazione del bambino

L’invito degli esperti su questo tema andrebbe però nella direzione di una maggior cautela: si riscontra una tendenza crescente all’iperstimolazione del bambino, (credendo erroneamente che lasciargli poco tempo libero e riempire le sue giornate significhi renderle necessariamente più interessanti) con una pressione e una sempre maggiore anticipazione delle naturali tappe evolutive insieme a una preococizzazione intellettiva.

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
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In poche parole, fin dalla più tenera età, i piccoli sarebbero sottoposti a una serie sempre crescente di stimoli che culminerebbero in agende di impegni più fitte di un adulto. Tutto questo potrebbe addirittura sortire l’effetto contrario ovvero quello di procurare più stress che beneficio, privando il bambino di uno dei suoi diritti per eccellenza, quello della lentezza, nonché della possibilità di apprendere secondo i suoi tempi.

Pensandoci bene, anche a noi adulti accade lo stesso nel momento in cui ci sentiamo pressati da sollecitazioni continue: ci viene voglia di cercare riparo nella tranquillità, nella quiete della nostra casa, di scandire in libertà il nostro tempo.

Se l’adulto prova inquietudine, fastidio, insofferenza, per un bambino le emozioni non sono diverse, con la differenza che dispone di meno strumenti per esprimere i suoi stati d’animo. Inoltre, se la mente dell’adulto è allenata a discernere ciò che utile da quello che non è, selezionando immediatamente le informazioni, il bambino deve affinare questa tecnica, quindi tutte le sollecitazioni che riceve, quando sono eccessive, non lo faranno sentire “coinvolto” come era invece nelle intenzioni dell’adulto, ma sopraffatto e confuso. Troppe informazioni ricevute tutte insieme non verranno apprese in modo profondo e consapevole, ma al contrario, l’apprendimento risulterà superficiale: tanto, tutto insieme e troppo presto probabilmente portano all’effetto contrario.

scoperte

Il bambino necessita del “suo” tempo per comprendere, interiorizzare e “fare proprie” le nuove scoperte, prima che diventino conquiste che faranno parte del suo bagaglio di esperienza. In questo senso infatti la “ripetitività” delle azioni, anche molto spesso dei giochi, permette loro di affinare le nuove abilità e di acquisire sempre maggiore dimestichezza, senza fretta e soprattutto senza che siano gli adulti ad incalzare in continuazione e dettare i suoi tempi.

In una società diventata negli anni sempre più competitiva, anche i genitori più o meno consciamente, cercano di “attrezzare” i loro figli ad affrontarla al meglio nella speranza che più attività svolgono, più abilità avranno acquisito, maggiori saranno le possibilità di avere successo nella vita e di distinguersi dalla massa.

Purtroppo però non è detto che questo sia utile e coinvolgere eccessivamente i bambini rischia di privare loro della tranquillità di cui hanno bisogno, sottraendoli troppo presto al mondo dell’infanzia.

Il pericolo reale è infine quello di considerare l’infanzia come momento di preparazione alla vita adulta pianificando una serie di attività che in realtà non solo non sono “propedeutiche” a nulla, ma in molti casi non rappresentano nemmeno un’esperienza significativa per il bambino. Come afferma la Dott.ssa Costanza Giannelli, Direttore dell’Unità ospedaliera di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale S. Chiara di Trento: “Pigiama party alla scuola materna, tre lingue in prima elementare, corsi di arti circensi, musica, gare di sci, la media del nove. Ai bambini viene chiesto di essere sempre più intelligenti, dotati, abili e capaci. Troppo desiderare, troppo avere, troppo sapere, troppe soglie buie varcate in anticipo, con corpo fragile, senza corazza e senza la spada giusta” perché “è più facile vantarsi della luce dell’intelligenza del proprio figlio piuttosto che della zona d’ombra dove si muove la consapevolezza”. E così i bambini sperimentano fin dalla più tenera età ansia e timore del fallimento senza gli strumenti per riuscire a sopportare ed elaborare la frustrazione.

diritto alla lentezza

Il diritto alla lentezza

Qual è la soluzione? Sembrerebbe una sola: rallentare, dare spazio al bambino perché possa ricorrere alla fantasia e alle sue innumerevoli risorse.

Uno dei regali più preziosi che possiamo fare è il più semplice, il tempo. Tempo per “annoiarsi”, dove la noia non è da considerare come una banale assenza di azione, ma uno spazio dedicato, dove possa sperimentare la libertà di esplorare e dove abbia la possibilità di scoprire se stesso, di sperimentare, di riprovare, di capire che cosa gli piace, senza l’interferenza continua dell’adulto che indica la strada, che suggerisce, che insiste.

Un tempo per scoprire e coltivare i propri talenti, per osservare le nuvole in cielo immaginando animali e forme, per guardare il mondo a testa in giù, per sfogliare un libro, per immaginare mondi nuovi. Un tempo per un gioco senza regole. Meno impegni, meno stimoli, meno “tappe obbligate”, meno di tutto.

Less is more” è una locuzione molto in voga in questo momento che proviene dal mondo dell’architettura: significa che “Meno è meglio” e rappresenta una grande svolta rispetto a quando si riteneva che le opere architettoniche, per essere degne di nota, dovessero rispettare principi di sfarzo, ricchezza e complessità. E invece a volte è nel saper “sottrarre” il segreto dell’equilibrio e questo non vale solo per l’architettura.

equlibrio

A volte capita a noi genitori di essere quasi spaventati dai weekend di cattivo tempo, quando siamo costretti a “non fare niente”, a non andare in nessun posto insieme ai nostri figli, quando anche la nostra agenda, per una volta è vuota. Eppure forse la “noia” è un nostro problema, prima che dei più piccoli, e il bisogno di riempire ogni attimo del nostro tempo è più nostro. Proprio in quelle giornate che scorrono lente, quando concediamo prima di tutto a noi stessi il lusso di stare insieme senza correre, scopriamo che forse non c’è per i nostri bambini “stimolo” migliore del tempo che passano insieme a noi.

Forse le giornate di pioggia sono lì per riportarci a noi stessi, ci regalano più tempo di giocare con nostri figli, di mettere a soqquadro il salotto spettinati e in pigiama, di cantare, di ascoltare musica, di collezionare ricordi, momenti, abbracci, parole, esperienze: di ritrovare tutto ciò che perdiamo nella frenesia e farlo nostro. Non è anche questo uno dei tanti volti di quello che chiamiamo “felicità”?

Valentina Desario

diritto alla lentezza

Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

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