Asilo nel bosco: il ritorno all’essenziale attraverso il contatto con la natura

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”
Bernardo Di Clairvaux

Sei proprio sicura di portare fuori il bambino con questo freddo? Non starebbe meglio a giocare a casa?”

Alzi la mano chi di noi non si è mai sentita rivolgere questa domanda!

A giudicare dal deserto che si trova nei parchi e nelle aree verdi nei mesi più freddi, verrebbe da rispondere che in molte una risposta se la siano già data.

Ora che le temperature miti dell’autunno stanno lasciando il posto al freddo dell’inverno, è normale domandarsi se la nuova condizione climatica sia adatta ai più piccoli e cedere magari alla tentazione di tenerli in casa al caldo protetti sia dal freddo che dai cosiddetti “malanni di stagione” tra cui i classici raffreddori, tosse, otiti e via discorrendo.

I pediatri tuttavia sembra che su questo tema abbiano un parere molto diverso: stare all’aria aperta è un toccasana, anche nelle giornate di inverno. Luce solare, aria fresca, ossigeno e movimento sono ingredienti necessari per il benessere psicofisico di ognuno di noi, bambini inclusi, naturalmente.

Con i dovuti accorgimenti e con il giusto abbigliamento non ci sarebbe ragione di negare il piacere di una bella passeggiata nella carrozzina ai piccoli, e la possibilità di giocare nella natura o anche semplicemente di un giro in bicicletta al parco che si frequenta abitualmente, ai più grandi.

Escludendo le occasioni particolari come le giornate ventose o la pioggia battente, uscire anche con il freddo di dicembre dovrebbe essere un’esperienza assolutamente “normale” e quotidiana.

Basti pensare ai bambini che nascono in montagna o in uno dei Paesi del Nord Europa: considereranno la neve come una parte integrante del paesaggio, andranno a scuola anche quando la neve scende copiosamente e giocheranno all’aperto anche in pieno dicembre.

asilo nel bosco

Bambini e natura: perdersi nella bellezza delle esplorazioni

L’esplorazione sensoriale è un’occasione di sviluppo per il bambino: i suoi sensi sono stimolati dalla ricchezza e dalla varietà dell’ambiente che lo circonda e la natura è in grado di insegnare loro moltissimo.

Essere immersi nella natura ci fa “abbassare la guardia”, rendendo ogni cosa più semplice: non siamo continuamente sollecitati da stimoli, o continuamente spinti a vagliare ipotesi. Non c’è più nulla di superfluo, rimane finalmente solo ciò che è essenziale.

Ciao, posso accompagnarti nei primi mesi del tuo piccolo?
Mese per mese tante piccole notizie ed idee per stare bene con il piccolo e tutta la famiglia. Elena.
  
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La consistenza di un ramo, il rumore dei passi nelle foglie, il profumo di un fiore, il passaggio delle nuvole nel cielo, l’odore di pioggia, le mani che si sporcano di terra, gli stivaletti che sguazzano nelle pozzanghere.

Niente può riprodurre, tantomeno sostituire tutto questo, permettendo ai piccoli di fare esperienze multisensoriali intense come la natura, come scriveva lo psicoterapauta Claudio Risè sul Mattino di Napoli: “Il bambino che ha girovagato per prati, spiagge e boschi, sarà poi capace di prestare attenzione all’argomento che la maestra gli propone, molto più di quello che ha passato la sua infanzia tra giochi e attività didattiche intellettualmente stimolanti, e aule scolastiche. Lo stanno scoprendo gli studiosi impegnati a indagare la diffusione fra i bimbi occidentali dell’Adhd (la sindrome di deficit dell’attenzione e di iperattività).

Ma perché ciò accade?

Sembra che avesse ragione il filosofo e pedagogo William James, nelle sue riflessioni sull’attenzione diretta, e quella che egli chiamò la «fascinazione», l’attenzione involontaria, sollecitata in particolare dai grandi spazi e ambienti naturali. Studi recenti hanno dimostrato che l’attenzione diretta, come quella per uno specifico oggetto di studio, risulta più facile ed efficace nelle persone che hanno sperimentato, specialmente nell’infanzia, situazioni di fascinazione, di attenzione indiretta. Come quelle appunto da cui si lascia catturare un bambino a spasso nella natura, quando si appassiona a un dato tipo di albero, a una foglia, a un insetto che si muove sulla spiaggia o a un masso che devia un torrentello.Il bimbo che spontaneamente impara a leggere con attenzione nel grande libro della natura aperto dinanzi a lui sarà poi molto più in grado di concentrarsi sull’argomento proposto a scuola dal maestro. Come se le organizzazioni neuronali coinvolte nell’attenzione del «nature boy», del bimbetto selvatico, fossero più fresche, più elastiche, meno logore e più libere di quelle già sollecitate da concentrazioni e attenzioni forzate e già predisposte.

Comprese, in particolare, quelle sollecitate da un’esposizione troppo precoce alla tv.
Queste scoperte sono molto interessanti perché dimostrerebbero che il famoso «deficit dell’attenzione» che affligge i nostri bimbi e nipoti è in realtà figlio di un altro deficit: quello di ambienti naturali, indispensabili per lo sviluppo dell’attenzione indiretta, di quel lasciarsi affascinare nei luoghi dove maturano gli interessi e la capacità di concentrazione del bambino
”.

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L’asilo nel bosco: essere bambini in modo differente

Offrire al bambino elementi reali con cui esplorare e dove effettuare vere esperienze, intense e interessanti: questo è uno degli obiettivi degli asili nel bosco, realtà già presenti e rodate in Germania e Danimarca, dove da anni centinaia di scuole materne fanno lezione all’aria aperta e le scuole nel bosco sono parte integrante del sistema educativo, in lenta espansione anche in Italia.

Il presupposto di partenza è quello di tornare a dare valore a esperienze che nella società odierna vengono trascurate.

Quanti sono al giorno d’oggi i bambini che hanno la reale possibilità di entrare stare quotidianamente all’aria aperta, di scoprire la natura, di fare esperienza delle stagioni che cambiano? Con buona probabilità, non molti.

La tendenza, semmai, va proprio nella direzione opposta: quella di considerare il tempo dei bambini come un calendario nel quale non lasciare momenti liberi, e la loro mente un vaso da riempire, fin da subito, di stimoli e nozioni.

Secondo Lone Svinth, ricercatrice in psicologia dell’Università di Aartus, queste scuole sarebbero in grado di offrire qualcosa di molto prezioso: “Non solo il contatto quotidiano con la natura, ma anche la possibilità di essere bambini in modo differente. In una classe al chiuso in bambini sono sempre in conflitto con l’ambiente. Non hanno spazio, gli adulti si intromettono molto di più vietando loro di correre e gridare.

All’esterno invece, possono avere relazioni molto più ricche, perché hanno spazio e tempo per concentrarsi”.

Il risultato, è che fin dalla più tenera età ai più piccoli sia negato il piacere più autentico, quello della scoperta di se attraverso gli elementi essenziali, di prendere il tempo di cui hanno bisogno.

Questo progetto prende le mosse dall’idea pedagogica di una realtà didattica che riesca a rispondere ai bisogni profondi del bambino, in primo luogo autonomia e libertà, in un contesto in cui gli sia permesso sviluppare le sue potenzialità.

In un luogo aperto, dove le esigenze di movimento possono essere soddisfatte al meglio, il bambino può entrare in contatto con se stesso tramite esperienze reali che arricchiscono la sua conoscenza del mondo, e gli permettono uno sviluppo psico-fisico armonioso.

La natura, da sempre la più grande maestra che si possa immaginare, farebbe da sfondo e complemento del tutto.

E se è vero il detto popolare danese secondo cui “Non esiste cattivo tempo, esistono solo cattivi vestiti”, ai bambini non rimarrebbe che infilare gli stivaletti e immergersi nella straordinaria bellezza di tutte le piccole cose che da sempre ci restituiscono il senso profondo del nostro essere al mondo.

Valentina Desario

Spirito libero, da sempre. Appassionata di sceneggiatura, sociologia e letteratura. Copywriter, redattrice, divoratrice di libri, sognatrice con i piedi per terra. Da qualche mese totalmente stravolta dall’arrivo di un paio di occhi più limpidi dell’acqua.

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