Nato prima del tempo. La mia recensione.

Decido di recensire libri per 2 motivi: esprimere i miei pensieri circa un argomento per alimentare il confronto e apprendere personalmente qualcosa di nuovo.
Il libro di oggi è stato molto più di queste due cose. Mi ha letteralmente spaccato in 1000 pezzettini e pian piano mi ha aiutato a “ricostruirmi”.

Vi parlo di “Nato prima del tempo“. Proprio oggi perché tra qualche giorno, esattamente il 17 Novembre ricorre il World Prematury Day, La Giornata Internazionale del Bambino Prematuro.

Alcune informazioni e curiosità tratte dal libro:

  • Secondo un documento dell’OMS pubblicato nel maggio 2012 ogni anno nel mondo nascono 15 milioni di bambini prematuri, con un rapporto di oltre 1 nascita pretermine ogni 10.
  • All’Ospedale Insel di Berna i prematuri ascoltano la musica. Mentre ascoltano i nastri registrati (ninne nanne cantate dai genitori, suoni intrauterini) la loro frequenza cardiaca si abbassa, segno inequivocabile di rilassamento. Insieme alla musica viene dato loro tutto ciò che hanno conosciuto nel ventre materno: luce soffusa, suoni attutiti e movimenti dolci e delicati.
  • A Trento, all’Ospedale Santa Chiara, tre quarti dei neonati prematuri di peso inferiore ai 1500gr vengono dimessi con latte materno e spesso lo assumono dal seno.
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Proseguendo, confermo di accettare i termini di utilizzo e il trattamento dei miei dati di Periodo Fertile.

Questo è un libro che mi ha colpito (e affondato) dopo 10 righe.
È un libro che deve essere letto con un livello di consapevolezza di sè stessi e della propria storia abbastanza elevato e stabile ma anche pronto ad accogliere e fare spazio a qualcosa di essenziale e a tratti doloroso che con prepotenza si piazza davanti al nostro vissuto. Affinché lo spazio per le riflessioni sia sempre aperto.

L’arrivo di un bambino prima di creare un meravigliose ed idilliaco  senso di felicità pura, rompe gli schemi e gli equilibri che per anni avevamo tentato, magari invano, di costruire.
L’arrivo di un figlio prematuro non solo rompe gli equilibri ma crea buche profonde che solo un lavoro faticosissimo riuscirà ad appianare.

Elena Balsamo, pediatra e tre volte mamma,ci conduce in un vero e proprio viaggio all’interno delle scoperte del periodo perinatale, un libro che parla di tocco dolce, di parole sussurrate e di occhietti aperti al mondo e alla Vita.

Sin dalle prime righe dell’introduzione questo libro sembra proprio fatto per me, lo sento mio, quello che dice mi trova in accordo e laddove, nello scorrere delle pagine, qualche ostacolo mi impedisce il passaggio trovo parole di conforto e riflessione che mi fanno fermare, pensare e reagire per continuare.

Più si procede sulla strada della consapevolezza, più le parole diminuiscono e più ci si avvicina all’essenza. La via della consapevolezza è un cammino di “semplificazione”. Si impara a togliere tutto quello che non serve, che è zavorra inutile, e si conserva solo ciò che conta veramente, solo ciò che è essenziale per proseguire lungo la strada.

È un libro che offre uno spunto per una visione spirituale di tutto il processo dell’immaginario e del reale che porta all’ “atterraggio” del bambino nelle nostre vite.

Nato prima del tempo

Benché l’argomento della prematurità possa essere trattato con termini medici specifici, questa non è l’unica via per affrontare una tematica così delicata. Infatti l’autrice utilizza un linguaggio chiaro e comprensibile anche a chi medico non lo è e gli interventi da parte dei medici sono altrettanto chiari e senza termini troppo specifici.
Le incursioni mediche nel libro, appunto, ci sono e ho trovato davvero molto interessanti le varie intervista che Elena Balsamo fa agli addetti ai lavori: neonatologi, infermiere, osteopati, fisioterapisti.

Gherardo Rapisardi, neonatologo dell’Ospedale Meyer di Firenze risponde alle domande di Elena concentrate su argomenti come:

  • la comunicazione tra mamma e bambino nato a termine e pretermine
  • il cambiamento negli ultimi 30-40 anni nell’assistenza al neonato pretermine
  • il coinvolgimento e il sostegno dei genitori di bambini pretermine
  • l’ambiente della TIN (Terapia Intensiva Neonatale) con i suoi cambiamenti negli ultimi anni

Dalle risposte del dottore emerge un quadro di informazioni e concetti che aprono a nuove connessioni. Analizza lo sviluppo psicomotorio del feto come un fenomeno relazionale:

Per comprenderne lo sviluppo, già l’embrione e il feto vanno visti non come esseri immaturi, bensì come dotati di crescenti abilità, individui in cui la selezione della specie ha reso funzionali le competenze più idonee a risolvere i principali problemi ambientali di quelle specifiche epoche della vita.

Con il Dott. Riccardo Davanzo, neonatologo dell’Istituto Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste si tratta l’argomento dell’allattamento dei neonati con bisogni speciali.
Si parla di bisogni essenziali del neonato qualunque sia il suo peso, la sua età gestazionale ed eventualmente le sue malformazioni o patologie.

Un neonato ha bisogno di respirare, di essere nutrito, di caldo e di amore.

L’argomento allattamento al seno suscita sempre grandi dibattiti. Sapere che un bambino nato prematuro può ricevere il latte dalla propria mamma è di fatto un’enorme ricchezza e anche un aiuto grandissimo nei confronti di una mamma con sentimenti di impotenza e frustrazione.
Tempi e gestione dell’allattamento vengono “misurati” sui singoli casi che prendono in considerazione le condizioni mediche del bambino ma anche delle sensazioni e dei vissuti dei genitori.

Roberto Rossini, neonatologo dell’Ospedale S. Orsola di Bologna ci porta in un viaggio sensoriale. L’osservazione prima e poi il suo tocco dolce. Il suo sguardo ma anche lo sguardo dei bambini che gli hanno insegnato molto. E molto c’è da apprendere dalla sua intervista.

Non voglio anticipare troppo, non voglio raccontarvi tutto il libro anche se mi piacerebbe dirvi tutto, lasciarvi ogni mio pensiero entusiasta nei confronti di queste righe che ho letto, vorrei trasmettervi la stessa gioia e le stesse lacrime che ho versato portando alla mia consapevolezza certi argomenti, magistralmente trattati dall’autrice e a me molto vicini e affini.

Il capitolo sul taglio cesareo tratta l’argomento con dignità e rispetto, per una nascita che merita attenzione e dolcezza nonostante l’estrema (e necessaria) medicalizzazione. Il racconto di Valentina Ciardelli è toccante e totalmente “dalla parte del bambino” perché Lui si merita una nascita meno il traumatica e sofferta possibile ed è qui che sento vibrare forte la mia cicatrice…

Il lavoro delle infermiere (nel libro quelle della neonatologia di Reggio Emilia) è tanto importante quanto difficile. Il confine tra l’empatia e il coinvolgimento è sempre a rischio, il rapporto con la morte è affrontato quotidianamente e il crollo psicologico è dietro l’angolo. Leggere la loro testimonianza ha fatto crescere la stima che personalmente nutro nei loro confronti, nella “missione” per la quale lavorano quotidianamente come tante api coordinate e attente al loro nido.
Devono gestire anche il rapporto con i genitori dei piccoli prematuri, una relazione impegnativa visto il contesto.

Osteopatia, massaggio, omeopatia e fiori di Bach sono gli argomenti della parte finale del libro, che ho letteralmente divorato parola dopo parola con immensa curiosità e voglia di conoscere.

Il capitolo sull’osteopatia è illuminante. L’intervista a Giovanna Ghezzi mi “apre un mondo” che non conoscevo, quello della terapia cranio sacrale nei neonati. Un mondo nel quale occhi e orecchie attente collaborano con mani sagge che sanno lavorare per portare nuove energie positive.

Un libro che so già che rileggerò di nuovo, perché avrò ancora voglia di soffermarmi su queste parole dosate con cura e amore.

Francesca Calori

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