Il primo utero artificiale per aiutare i bimbi prematuri

Il futuro sta per diventare realtà, almeno per quanto riguarda questa branca della scienza e della medicina: la creazione del primo utero artificiale.

I ricercatori dell’Università della Tecnologia di Eindhoven hanno ricevuto un finanziamento  di 2,9 milioni di euro per il il loro progetto di costruire un utero artificiale per i  bambini prematuri.

Questa importante cifra fornita dal fondo europeo Horizon, arriva un anno dopo che il progetto  era stato presentato per la prima volta alla Dutch Design Week. Ora, grazie ai fondi a disposizione, sarà possibile produrre  un prototipo funzionante entro cinque anni.

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L’obiettivo finale è aiutare i bambini estremamente prematuri a superare il periodo critico tra le 24 e le 28 settimane di gravidanza. Le possibilità di sopravvivenza per questi bambini sono basse,  circa la metà dei bambini nati a 24 settimane purtroppo non riesce a sopravvivere. E quelli che sopravvivono spesso soffrono di disturbi cronici per tutta la vita a causa di danni neurologici,  problemi respiratori e condizioni oculari, che possono in diversi casi provocare cecità.

Guid Oei, professore all’università olandese e ginecologo presso il Maxima Medical Center  ha dichiarato  che gli attuali approcci per salvare i bambini prematuri,  sono problematici proprio perchè questi bambini non hanno ancora polmoni o intestini completamente sviluppati. Pertanto i tentativi di fornire  ossigeno o sostanze nutritive direttamente a tali organi possono risultare dannosi.
L’utero artificiale invece risolverebbe questo problema e salverebbe tantissimi bambini che nascono molto prematuri.

L’utero artificiale

Secondo Frans van de Vosse, coordinatore del progetto e professore di biomeccanica cardiovascolare, il progetto necessiterà dell’apporto diverse tecnologie.

L’utero artificiale fornirebbe delle vere e proprie condizioni biologiche rispetto agli incubatori attualmente in uso. Il bambino sarebbe  protetto con fluidi e ossigeno, e rifornito di tutti i nutrienti necessaria la sua crescita e maturazione. Ciò sarebbe reso possibile attraverso una placenta artificiale che si collega al loro cordone ombelicale.

Il bambino estremamente prematuro quindi verrebbe  trasferito in questo ambiente uterino extracorporeo in cui gli organi fetali si possono sviluppare  fino alla loro maturità.

utero artificiale

Prof. Odei e un prototipo di come potrebbe risultare l’utero artificiale . Immagine: Bart van Overbeeke

La soluzione di vita perinatale aiuterà a fornire nutrienti e ossigeno con l’aiuto del cordone ombelicale fetale collegato a una placenta artificiale. L’ambiente a base liquida aiuterà anche a supportare la fisiologia cardiorespiratoria fetale e aiuterà a evitare gli effetti negativi della ventilazione a base di aria sui polmoni sottosviluppati dei bambini.

Si stanno cercando di  ricreare le condizioni più vicine all’utero materno. L’utero artificiale non sarà una sacca di plastica  ma  ricreerà l’esperienza del bambino nell’utero materno,  compreso il suono del battito del cuore della mamma.

Secondo i ricercatori infatti, quando si troveranno in questo ambiente artificiale, i bambini dovranno sentire, vedere, odorare e ascoltare gli stessi suoni di quando sono nel grembo materno.

I ricercatori universitari hanno anche sviluppato una sorta di “bambolotto” che può simulare con precisione i bambini estremamente prematuri in un reparto di terapia intensiva . Questo, consentirà di valutare l’utero artificiale in un contesto di test realistico prima che venga utilizzato nelle cliniche.

Il bambolotto in realtà, è un dispositivo molto tecnologico in quanto contiene una serie di sensori che servono a monitorare l’ambiente uterino creato.

Le implicazioni etiche

Un sistema di questo tipo non è esente da implicazioni etiche.

Quali bambini dovranno testare il dispositivo? Perché nonostante si usino i bambolotti per monitorare l’ambiente di prova, prima o poi bisognerà testarlo su un bambino vero.

Sarà  possibile spegnere l’utero artificiale? In quali circostanze?

Può  questa gestazione artificiale diventare un giorno una alternativa della completa gestazione naturale?

Sarà utile  per chi nasce senza utero o ha dovuto toglierlo per una  patologia, o potrà essere scelto anche da  chi non vuole subire i cambiamenti che la gravidanza porta al corpo  della donna? (NB: Queste considerazioni emergono dall’intervista ai ricercatori nel video  presente in questo articolo)

Le implicazioni  legali ed etiche che accompagnano nuova tecnologia dovranno  essere discusse ora, prima che l’utero artificiale diventi davvero una realtà.

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Elena

Biologa ad indirizzo fisiopatologico, laureata con lode all’Università di Padova, nel 2007 dopo il primo “mi spiace non c’è più battito”, con mio marito diamo vita a Periodofertile.it, un punto di informazione e di incontro per donne e mamme.
Nel 2019 ho conseguito il Master di II livello presso l'Università di Padova in Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e Scienze della Riproduzione Umana.