Inaspettatamente, capitolo 7: insieme

Inaspettatamente, Capitolo 7

I giorni trascorrevano tranquilli, ma con una certezza: ce l’avrei fatta.

Le mattine, tutte uguali, iniziavano in cucina con un bicchiere d’acqua e limone e una colazione veloce. Percorrevo la solita strada per arrivare al lavoro, tragitto durante il quale incontravo quasi sempre le stesse persone e poi, arrivata al lavoro iniziavo a sbrigare le mie pratiche, quasi sempre uguali.

Ogni giorno uguale all’altro, ogni giorno identico al precedente, ma con una luminosità nel cuore che non avevo mai avuto prima.

Assumevo il farmaco ogni mattina alla stessa ora, come da indicazione della dottoressa Kim, e poi proseguivo la giornata scandita dalla solita routine, ma con una sensazione di benessere e tranquillità.

Di tanto in tanto, mi fermavo a riflettere su quanto il cervello umano fosse soggetto alle influenze esterne e su quanto parole di comprensione dette da un medico, potessero avere effetti benefici. Quasi terapeutici.

Iniziai -con il passare dei giorni-  a conoscere il mio corpo e le sue richieste, imparai ad ascoltarlo e ad assecondare le sue esigenze: non ero più io a comandare, ma la natura semplice e perfetta del mio corpo.

Iniziai a prestare attenzione ad ogni piccolo cambiamento: dolori alle ovaie, perdite più o meno abbondanti, sbalzi d’umore e annotavo tutto con estrema precisione e pazienza.

Mi informai sulla lunghezza delle varie fasi del ciclo e imparai a conoscere la durata della mia fase follicolare e luteale. Affrontavo i giorni che si presentavano con una tranquillità e una serenità che, mi resi conto, non avevo ormai da moltissimo tempo.

lettera

Un pomeriggio, al ritorno dal lavoro, trovai mio marito ad attendermi a casa con una busta da lettere in mano e uno strano sguardo negli occhi.

«Va tutto bene?» chiesi riponendo la borsa nell’armadio

«Tieni, questa è per te» rispose  indicando la lettera.

«Cos’è? »

«Non lo so, aprila»

Sarà una multa, pensai, mentre tagliavo il lembo superiore della busta, ma mi sbagliavo di grosso.

Nessuna multa, nessuna bolletta da pagare o comunicazione della banca.

Quella busta era un regalo e conteneva biglietti per un viaggio.

«Ma cos’è?» chiesi con una luce negli occhi

«Ne abbiamo bisogno, tesoro. Di tanto in tanto serve farlo. Prepara le valigie che si parte!»

Aveva organizzato tutto nei minimi dettagli e stavamo per partire per un lungo week end fuori.

Ero contenta come una bambina la mattina di Natale.

Non sapevo cosa mettere in valigia, cosa portare e cosa lasciare a casa perché avrei voluto portare tutto e allo stesso tempo niente.

Saltellavo per casa entrando e uscendo dalle stanza e canticchiando.

Due ore dopo stavamo salendo in macchina pronti per il nostro piccolo viaggio segreto.

Non avevamo detto a nessuno di questa fuga, avevamo solo avvisato parenti e amici che saremmo stati offline per qualche giorno.

Con i telefoni, la connessione internet staccata spenti e una luce nel cuore e negli occhi, mettemmo in moto la macchina.

colazione

Ci fermammo a fare colazione in un piccolo bistrot lungo la strada: una locanda a gestione famigliare con a capo del servizio una signora gentilissima. Ordinammo caffè e una fetta di crostata alla marmellata di amarene fatta in casa. Non so dire se era a causa dell’allegria e dell’emozione per il viaggio o se davvero la cuoca della locanda avesse doti culinarie eccezionali, ma quella fetta di crostata era la cosa più buona e fragrante che avessi mai assaggiato in vita mia.

Ripartimmo poco dopo, pronti ad affrontare una magnifica avventura.

Dal finestrino vedevo scorrere veloce il panorama e senza accorgermene mi ritrovai a pensare a quanto tempo si spreca nella routine quotidiana, a quante cose si potrebbero fare senza nascondersi dietro ad un “non ho tempo”, a quanto tempo si perde sui social e quanto poco, invece, se ne trascorre all’aria aperta.

Ilaria Quaresima

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