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Il congelamento degli ovociti e il social freezing

Pochi giorni fa  Apple e Facebook hanno annunciato che  avrebbero pagato alle  dipendenti di sesso femminile  il congelamento dei loro ovociti. La notizia ha fatto scalpore ma potrebbe diventare be presto una routine anche da noi.
L’età in cui una donna decide di avere il primo figlio si sta alzando sempre di più. Ormai la maggior parte diventa mamma dopo i 30 anni e una buona parte dopo i 35 anni.

Sappiamo però che l’età della donna influenza parecchio la qualità degli ovociti che diminuisce  parallelamente all’aumento degli anni dell’aspirante mamma.

Una scarsa qualità degli ovociti espone a difficoltà di concepimento e a frequenti aborti spontanei nelle prime settimane di gravidanza.

Da qui quindi la decisione di far congelare gli ovociti della donna per poter affrontare una fecondazione in vitro quando troverà la persona giusta o il momento giusto per avere un bambino ( probabilmente Apple e Facebook preferiscono che le loro dipendenti non perdano giorni di maternità durante l’età più produttiva…)

Il congelamento degli ovociti comunque serve anche per preservare la sua fertilità in caso di malattie come il cancro le cui terapie spesso minano definitivamente la fertilità della donna.

Insomma si sta andando incontro a una vita sempre più programmata nei minimi dettagli. Può piacere o meno ma questa è la realtà che stiamo vivendo.

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Abbiamo chiesto alla dott.ssa Daniela  Zuccarello, medico genetista, e alla  dott.ssa Laura Buffo, ginecologa, di spiegarci in dettaglio in che cosa consiste il congelamento degli ovociti, quando è meglio ricorrervi e che percorso di fecondazione consentono un volta scongelatati.

In Italia è possibile preservare la fertilità femminile grazie al congelamento degli ovociti, possibilità ancora oggi poco conosciuta sia dagli specialisti che dalle stesse pazienti.

Le motivazioni possono essere varie: mediche (malattie sistemiche, per es. tumorali, o terapie citotossiche che possono compromettere la riserva ovarica), rischio genetico per menopausa precoce, decisione personale di posticipare la ricerca di gravidanza (cosiddetto social freezing).

In Italia ogni anno circa 9400 donne sono a rischio di perdere la loro fertilità a seguito di terapie antitumorali; anche le pazienti che si devono sottoporre a terapie chirurgiche per trattare l’endometriosi severa o per rimuovere cisti ovariche di grosse dimensioni sono purtroppo a rischio di andare incontro ad un esaurimento ovarico anche in giovane età.

La crioconservazione degli ovociti prevede una stimolazione ormonale (utilizzando lo stesso ormone che viene prodotto dall’ipofisi e che favorisce lo sviluppo del follicolo) ed il prelievo ecoguidato degli ovociti, il cui numero è strettamente legato alla riserva ovarica della paziente.

Ideale sarebbe crioconservare prima dei 38 anni: crioconservare dopo questa età offre possibilità di gravidanza significativamente più basse, anche tenendo conto della ridotta riserva ovarica che inizia a presentarsi intorno a quell’età.

Il numero ideale di ovociti maturi da crioconservare è di almeno 8-10, per ottenere poi un tasso di gravidanza attorno al 40% una volta scongelati.

E’ possibile anche eseguire una seconda stimolazione ormonale per conservare un numero maggiore di ovociti.

Il congelamento degli ovociti avviene con la tecnica della vitrificazione che consente di ottenere ottimi risultati in termini di sopravvivenza allo scongelamento (superiore al 90%), e di sviluppo embrionale.

Non esiste un termine temporale che alteri la competenza degli ovociti crioconservati.

E’ opportuno rivogersi ad un Centro di PMA con adeguata esperienza di vitrificazione, che sia poi altamente qualificato per la successiva utilizzazione degli ovociti, al fine di eliminare il rischio di aver congelato inutilmente i propri ovociti.

La tecnica di fecondazione in vitro che si dovrà poi utilizzare dopo lo scongelamento degli ovociti è la microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI).

Dal punto di vista genetico questa tecnica permette di “congelare l’età biologica”, ovvero, dato che il maggior numero di fallimenti alla PMA si ha dopo i 38 anni a causa proprio dell’invecchiamento fisiologico degli ovociti (deterioramento cromosomico da insulti ambientali e allentamento dei meccanismi di controllo), essa consente di utilizzare ovociti “giovani” anche quando la donna è in età avanzata (premenopausale) ed ha esaurito la riserva ovarica, ottenendo buoni risultati in termini di gravidanza a termine di feto cromosomicamente normale.

I costi variano molto in base all’offerta dei singoli Centri, e sono gravati soprattutto dalla spesa da sostenere per l’acquisto dei farmaci per la stimolazione ovarica.

Migliorare l’informazione relativa a questa tecnica, una volta considerata sperimentale ma ormai oggi entrata nella routine dei laboratori di PMA, consentirebbe a migliaia di donne di proteggere la propria fertilità in vista di un futura gravidanza.

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1 Commento

  • Buongiorno .. esiste questa procedura in Italia? E gli ovociti congelati non perdono la loro funzionalità nell’ essere scongelati dopo 3anni? Ho 19 anni e endometriosi sarebbe consigliata questa procedura e quante sono le % per avere poi un bambino con fecondazione assistita?