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Fertilità

Fase luteale e alcune problematiche

La  fase luteale (o lutenica) è l’intervallo che intercorre tra l’ovulazione e il ciclo mestruale successivo che generalmente dura tra gli 11  e i 16 giorni. Dopo aver liberato l’ovulo, il follicolo ancora sotto l’azione dell’ormone LH diventa una piccola cisti chiamata corpo luteo.

Calcolo del periodo fertile: la conoscenza della fase luteale permette di prevedere con maggiore precisione il giorno dell’ovulazione,e quindi calcolare i giorni fertili. Se la conosci puoi utilizzarla nel calcolatore.

Il corpo luteo ha il compito di produrre il progesterone che a sua volta ha 3 importantissime funzioni:

  • rendere più spesso l’endometrio sviluppando  strutture ghiandolari evasi sanguigni che potranno fornire il nutrimenti necessario all’embrione
  • inibire la produzione di FSH e LH
  • innalzare la temperatura basale di mezzo grado per riscaldare l’utero e renderlo più accogliente  per l’ovulo fecondato.

Disturbi della fase luteale

Un disturbo di questa fase post ovulatoria,  che deriva da uno squilibrio ormonale e  che genera difficoltà di concepimento, è il deficit della fase lutenica / luteale detta anche deficit del corpo luteo.
In questi casi la fase luteale dura meno di 10-11 giorni  e l’endometrio quindi non riesce a svilupparsi sufficientemente per poter accogliere eventualmente l’embrione.
Ci sono due forme principali di deficit della fase luteale:

  • la  produzione di progesterone è normale come quantità, ma la vitalità biologica del corpo luteo è minore di 10-11 giorni
  • la produzione di progesterone  è ridotta mentre il copro luteo  dura biologicamente per un periodo di tempo regolare

Il risultato è comunque lo stesso: la fecondazione può anche avvenire ma l’embrione non trova un ambiente adatto in cui impiantarsi.

Le cause  sono spesso riferibile a squilibri ormonali.

La diagnosi si può fare nei cicli spontanei in assenza di concepimento,  attraverso due modalità: la biopsia endometriale, da effettuare 11 – 13 giorni dopo l’ovulazione e il dosaggio del progesterone plasmatico. Quest’ultimo metodo, sicuramente meno invasivo , è quello più diffuso.

Per escludere falsi positivi è meglio effettuare il prelievo in due o tre cicli successivi.

Le terapie attuali prevedono la somministrazione di progesterone nella seconda metà del ciclo.

Foto: www.centrogmr.com

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