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Il ciuccio non aiuta solo la mamma

Come tutto quello che riguarda l’essere mamma, anche il tema ciuccio divide l’opinione mammesca in favorevoli e contrari. E di questo ne ho la certezza perché anche io, prima di essere la fan numero uno dei “tappi” per eccellenza, avevo giurato che mai e poi mai mio figlio ne avrebbe usato uno.

Ero in dolce attesa. Prima gravidanza.

 Quei nove mesi che ti cambiano drasticamente la vita.

Nove mesi che ti fanno assaporare la bellezza e le paure del diventare mamma e che, allo stesso tempo, sommergono la nostra mente di domande. Domande al quale troviamo risposte spesso e volentieri grazie al dott. Google. Fonte di inesauribile conoscenza e di racconti personali che fanno sentire più vicine tra loro le mamme.

Racconti come questo.

Tra i tanti quesiti e le centinaia di convinzioni sul come gestiremo la nostra maternità una volta che il nostro bambino sarà arrivato (convinzioni che puntualmente il tempo sgretolerà come castelli di sabbia), molte mamme hanno già un’ idea ben precisa sul ciuccio. Esistono mamme che sanno già che non potranno farne a meno e altre, come me, che lo demonizzano senza nemmeno sapere come sia fatto.

Ti auto convinci che sia il male supremo, che sia un surrogato della tetta, che sia persino un pericolo per tuo figlio perché “ti hanno raccontato/hai sentito/hai letto/hai visto”. Ma stai pur certa che prima o poi arriverà il giorno in cui rimpiangerai di non averne comprato nemmeno uno da tenere in casa.

E a me, la prima volta, successe proprio così.

 Un mese d’amore, di allattamento a richiesta, di coccole infinite e di mille domande sul “perché non usa il ciuccio” al quale credo di aver risposto nei modi più assurdi, fino a quando non sono arrivate loro: le coliche.

Pianti inconsolabili in cui saresti disposta a farti investire da un treno pur di strappare un po’ di quell’inesauribile dolore al tuo bambino. Momenti in cui le tenti tutte (ma davvero tutte) pur di poterlo calmare anche solo per pochi secondi e dove, al contempo, inizi a ricrederti sul ciuccio domandandoti perché ti fossi auto convinta non potesse essere utile, ritrovandoti a familiarizzare con lui e a diventarci così amica da rendervi quasi o del tutto inseparabili.

Il ciuccio infatti non è solo un alleato della mamma ma, e questo molti faticano a comprenderlo (io per prima non lo capivo), soprattutto del bambino.

È un mezzo semplice per potersi auto consolare, per riuscire a rilassarsi, per poter dormire, per lanciare un segnale alla mamma come il far capire che si ha sonno e, non meno importante, uno strumento utilissimo per prevenire la SIDS.

Dopo la prima esperienza ho fatto tesoro della mia gavetta, delle mie non scelte e dei miei cambiamenti di rotta per l’arrivo del secondo bimbo.

E proprio queste riflessioni mi hanno portato a scegliere di non rinunciare al ciuccio. Un alleato tutt’ora fondamentale della routine quotidiana del mio secondogenito tanto quanto lo è diventata per il più piccolo dei miei figli che ha appena cinque mesi.

Il ciuccio infatti non viene sempre apprezzato dai bambini non appena viene proposto ma è un aiuto per entrambi che bisogna offrire in modo graduale una volta che l’allattamento è ben avviato se si decide di nutrire il proprio bimbo al seno.

Non è un sostituto della tanto adorata “tetta” della mamma o delle sue coccole ma può essere un contributo davvero utile per la quotidianità di ogni bambino.

Ci sono bambini ad esempio che anche se allattati al seno tra il calore e il profumo della pelle della propria mamma hanno una voracità tale da sfamarsi in pochi minuti, tempo che gli impedisce di rilassarsi abbandonandosi alla stanchezza della poppata (perché si… poppare stanca e anche molto). E il ciuccio si dimostra fondamentale per colmare quella suzione mancata che permette al bimbo di tranquillizzarsi cadendo in un sonno profondo.

E se questo accade fin dai primissimi giorni anche quando l’utilizzo del ciuccio è sconsigliato, Philips Avent ha anche creato un ciuccio “diverso”, pensato per quelle mamme che hanno l’esigenza di colmare questo bisogno del proprio bimbo anche durante i primi momenti di vita. Il Soothie, che anche io ed Enea abbiamo provato non solo appena dopo la sua nascita, ha un design che riproduce il capezzolo della mamma permettendo di mantenerne il contatto attraverso la tettarella stessa grazie al foro nel quale puoi inserire il dito. Tutto questo senza interferire con il buon avvio dell’allattamento.

E, se così non fosse, non nutrirei ancora mio figlio una decina di volte al giorno dopo cinque mesi.

Lo abbiamo provato ed è stato apprezzato tanto quanto lo sono stati i succhietti di Philips Avent 0-2 mesi e 0-6 che seguendo la crescita e lo sviluppo di mio figlio con la loro tettarella lo hanno aiutato a conoscere questo accessorio apprezzandone l’utilità, permettendo anche a me di trovare un ottimo alleato per la sua e la nostra quotidianità.

Pianti che si calmano con più facilità, un abbandono al sonno disteso e sereno ma soprattutto un aiuto indispensabile per quando lui vorrebbe succhiare ad oltranza dal mio seno ma ha il pancino pieno dalla poppata appena terminata.

Perché il ciuccio non aiuta solo la mamma.

Giada Lopresti di Mammachevita.it

Potete seguire Giada Lopresti  e le buone abitudini quotidiane che utilizza con i suoi bambini anche su  A Forma di mamma

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2 Commenti

  • Ciao Giada… hai colto nel segno!!!!
    Hai sfatato il mito del ciuccio che gioca solo a noi genitori. Ma non è così…..
    I primi a trarne beneficio, proprio per i motivi che hai spiegato, sono i nostri figli.
    Io ne ho tre. Il più piccolo ha 1 anno e nn avrei potuto fare senza. I primi due poi ( 4 anni e poco più di 2 anni e mezzo) si sono distaccati da soli dal ciuccio….
    Grazie per l’articolo….
    Un saluto
    Laura

    • Sono la prima ad ammettere che molti genitori hanno un idea distorta dell’uso del ciuccio proprio perché anche io all’inizio della mia avventura da mamma ho avuto delle fissazioni completamente sbagliate.
      L’importante però è riuscire a capire con il tempo che tutto può mutare: anche le convinzioni! E se poi si riesce addirittura a trarne beneficio (un beneficio collettivo) è ancora meglio.
      I bambini di oggi forse saranno più “coccolati e viziati” ma sono anche convinta che seguire i loro bisogni senza imposizioni e forzature sia il modo migliore per renderli autonomi nel loro percorso di crescita.
      Un abbraccio.

      Giada